Nel 2020 sono state sprecate 5,2 milioni di tonnellate di cibo: ecco i dati della Coldiretti

Secondo la Coldiretti, nel 2020, lungo tutta la filiera agroalimentare, sono state sprecate 5,2 milioni di tonnellate di cibo. Alla luce di un simile dato è necessario intervenire in ogni fase della filiera, dalla produzione al consumo, al fine di limitare al minimo lo spreco alimentare.


Secondo la Coldiretti, "nel 2020 sono 5,2 milioni le tonnellate di alimenti finiti nella spazzatura tra quello che si getta tra le mura domestiche e ciò che riguarda tutta la filiera, per un valore complessivo di circa 9,7 miliardi di euro.

Agli sprechi domestici che secondo la Coldiretti rappresentano in valore ben il 54% del totale vanno aggiunti quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell’agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%)."


Dati simili evidenziano ulteriormente la necessità di intervenire in ogni fase della filiera agroalimentare, per porre un freno al fenomeno dello spreco di cibo.

Nella fase di produzione, ad esempio, è necessario ottimizzare l'utilizzo di risorse idriche e fertilizzanti, grazie alle soluzioni offerte dall'agricoltura di precisione 4.0.

Attraverso l'impiego delle nuove tecnologie digitali, infatti, si potrebbe ridurre la quantità di fertilizzante, stabilendo una dose non uniforme per l’intero appezzamento, ma specifica per le zone meno fertili.

Combinando le capacità degli agricoltori con gli strumenti offerti dall'agricoltura 4.0 si potrebbero limitare errori che comporterebbero già in questa prima fase, uno spreco alimentare.


Per quanto riguarda, invece, la fase di distribuzione e consumo, lo spreco si verifica sia a causa dei lunghi viaggi che il cibo affronta per passare da nazioni o addirittura continenti differenti, ma anche a causa delle scelte in fase di acquisto da parte dei consumatori.

Combinando tali fattori, il tasso di deperibilità del cibo aumenta, con conseguente incremento del fenomeno dello spreco alimentare.

Anche in questo caso, però, esiste una soluzione, che consiste nel limitare al minimo i passaggi lungo la filiera agroalimentare, creando la filiera corta.

Con la diffusione della filiera corta si può essere in grado di creare una relazione diretta tra il produttore ed il consumatore, evitando passaggi inutili e minimizzando il numero degli intermediari, riducendo, in questo modo, gli sprechi lungo la catena agroalimentare.

Riducendo i passaggi dal produttore al consumatore si possono garantire minori tassi di deperibilità dei prodotti (che essendo freschi presentano migliori caratteristiche organolettiche), e quindi, meno spreco di cibo e risorse.

Per limitare al minimo lo spreco di cibo anche in fase di consumo, Coldiretti ha messo a disposizione un decalogo per supportare le scelte dei consumatori in fase di acquisto:


"1) Fai la lista della spesa

2) Procedi con acquisti ridotti e ripetuti nel tempo

3) Preferisci le produzioni locali e compra nei mercati a km 0

4) Acquista seguendo la stagionalità dei prodotti

5) Prendi la frutta con il giusto grado di maturazione

6) Separa le diverse varietà di frutta e verdura

7) Non tenere insieme i cibi che consumi in tempi diversi

8) Controlla sempre l’etichetta

9) Chiedi la doggy bag al ristorante per consumare a casa gli avanzi

10) Cucina con gli avanzi ricette antispreco."


In un periodo di forte crisi economica, sanitaria e sociale, inoltre, è essenziale limitare al minimo lo spreco di cibo, per supportare le fasce della popolazione più povere.

"Riducendo di appena il 25% dello spreco di cibo degli italiani sarebbe possibile imbandire adeguatamente la tavola dei circa 4 milioni di poveri che in Italia con l’emergenza sanitaria sono costretti a chiedere aiuto per il cibo con pacchi alimentari o pasti gratuiti in mensa o nelle proprie case.

Tra le categorie più deboli dei nuovi indigenti il 21% è rappresentato da bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi il 9% da anziani sopra i 65 anni e il 3% sono i senza fissa dimora secondo gli ultimi dati Fead."


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