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Cambiamento climatico: qual è stato l'andamento nel 2025?

  • Immagine del redattore: Claudio Ventura
    Claudio Ventura
  • 24 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Con una temperatura media di +1,47 °C rispetto all’era preindustriale, il 2025 chiude il triennio più caldo mai registrato nella storia dell’umanità.

Alla luce di questi dati, quali sono le conseguenze del superamento della soglia critica di +1,5 °C e perché è fondamentale evitarlo?



Global Climate Highlights 2025: ecco i dati aggiornati relativi al cambiamento climatico


Il rapporto Global Climate Highlights 2025, redatto dal Copernicus Climate Change Service (C3S), offre dati climatici autorevoli e una sintesi globale delle condizioni meteorologiche dell'anno. Il documento approfondisce, tra i vari indicatori, la temperatura dell'aria e della superficie marina, lo stress termico e l'estensione dei ghiacci polari in Artide e Antartide.


Secondo il report, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, dopo le temperature senza precedenti osservate nel 2023 e nel 2024. È risultato marginalmente più fresco rispetto al 2023, mentre il 2024 rimane l’anno più caldo mai registrato e il primo a far registrare una temperatura media nettamente superiore di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Il 2025 è stato caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate dell’aria e della superficie marina, nonché da numerosi eventi estremi, tra cui alluvioni, ondate di calore e incendi. I dati preliminari indicano inoltre che le concentrazioni di gas serra hanno continuato ad aumentare nel corso del 2025.


Source: Copernicus


Per l’Europa, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 10,41 °C, pari a 1,17 °C al di sopra della media del periodo di riferimento 1991-2020. Questo valore è risultato inferiore di 0,30 °C rispetto al record del 2024 (1,47 °C sopra la media) e di appena 0,02 °C rispetto al 2020 (1,19 °C sopra la media), che rimane il secondo anno più caldo mai registrato.


Solo un mese dell’anno, marzo, è risultato il più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura media di 6,03 °C, pari a 2,41 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020 per il mese di marzo e di 0,26 °C superiore al precedente record, registrato nel marzo 2014. L’inverno 2025 (da dicembre 2024 a febbraio 2025) è stato, a pari merito, il secondo più caldo per questa stagione, con una temperatura di 1,46 °C sopra la media 1991-2020, sebbene significativamente più fresco rispetto all’inverno europeo più caldo in assoluto, quello del 2020 (2,84 °C sopra la media).


Considerando l’anno nel suo complesso, le temperature sono risultate superiori alla media in tutta Europa e nettamente al di sopra della media nella maggior parte delle regioni, con l’eccezione delle aree centrali del continente. L’Atlantico settentrionale orientale, la regione del Mare del Nord (inclusa la Gran Bretagna settentrionale e parte della Scandinavia), il Mediterraneo sud-occidentale e la Russia occidentale hanno registrato temperature record.


Ecco inoltre una serie di ulteriori dati emersi dal report:

  1. A livello globale, gennaio 2025 è stato il mese di gennaio più caldo mai registrato.

  2. Nel 2025, le temperature annuali dell’aria superficiale sono risultate superiori alla media del periodo 1991–2020 nel 91% del globo, la stessa frazione registrata nel 2024.

  3. Quasi la metà della superficie terrestre (48%) ha sperimentato temperature annuali molto più elevate della media.

  4. La temperatura media annuale della superficie marina nel 2025 è stata pari a +0,38 °C rispetto alla media 1991–2020, il terzo valore più alto mai registrato.

  5. Nel mese di febbraio è stata osservata la copertura globale di ghiaccio marino più bassa dall’inizio delle osservazioni satellitari, avviate alla fine degli anni Settanta.

  6. Nel 2025, circa metà del globo ha registrato un numero di giorni superiore alla media con almeno un episodio di forte stress termico, definito da una temperatura percepita pari o superiore a 32 °C.


Secondo Copernicus, se il riscaldamento globale continuerà allo stesso ritmo degli ultimi 30 anni, il pianeta potrebbe raggiungere un aumento di circa 1,5 °C entro la fine di questo decennio.


Perché è importante non superare il limite di +1,5 °C


La scienza è chiara: per evitare i peggiori impatti del cambiamento climatico e garantire un pianeta vivibile, il riscaldamento globale deve essere contenuto il più possibile e con urgenza.

Sebbene le oscillazioni mensili e annuali possano dipendere da fattori naturali, il superamento di 1,5 °C, anche per un solo mese o anno, rappresenta un segnale precoce di un avvicinamento pericoloso al limite a lungo termine e costituisce un chiaro richiamo ad aumentare l’ambizione e ad accelerare le azioni in questo decennio cruciale.


Ogni frazione di grado di riscaldamento conta. Ad ogni ulteriore incremento del riscaldamento globale, i cambiamenti negli estremi climatici e i rischi connessi diventano più gravi. Ad esempio, ogni aumento di 0,1 °C del riscaldamento globale provoca incrementi chiaramente percepibili nell’intensità e nella frequenza di estremi di temperatura e precipitazioni, oltre a causare siccità agricole ed ecologiche in alcune regioni.


Superare il limite di 1,5 °C potrebbe inoltre innescare diversi punti di svolta climatici, come il collasso dei principali sistemi di circolazione oceanica, il rapido scongelamento del permafrost boreale e il degrado irreversibile delle barriere coralline tropicali, con impatti improvvisi, irreversibili e pericolosi per l’umanità.


Anche ai livelli attuali di riscaldamento globale, stiamo già osservando impatti climatici devastanti, tra cui eventi meteorologici estremi più intensi, riduzioni allarmanti di calotte glaciali, ghiaccio marino e ghiacciai, e numerosi episodi di sbiancamento di massa dei coralli, con danni diffusi a persone, economie e ecosistemi.


Negli ultimi due decenni, le 55 economie più vulnerabili al clima hanno già subito danni superiori a 500 miliardi di dollari USA a causa dei cambiamenti climatici. Nel 2024, i disastri naturali hanno provocato un record di 45,8 milioni di sfollamenti interni, di cui il 99,5% legato a pericoli meteorologici come inondazioni, tempeste, incendi boschivi e siccità.


Per ridurre al minimo perdite e danni, è fondamentale contenere sia l’entità sia la durata di eventuali superamenti temporanei di 1,5 °C, riducendo con urgenza e in modo significativo le emissioni di gas serra e procedendo alla graduale eliminazione dei combustibili fossili.


Conclusioni


I dati del rapporto Global Climate Highlights 2025 non lasciano spazio a dubbi: il pianeta sta inviando segnali inequivocabili e il superamento della soglia critica di +1,5 °C non è più un’ipotesi remota, ma una realtà con cui dobbiamo confrontarci nell’immediato.


In questo contesto, il recente allentamento delle politiche ambientali negli Stati Uniti e in Europa rischia di complicare il raggiungimento degli obiettivi climatici, spostando il peso della transizione quasi interamente sulle spalle del settore privato e delle iniziative individuali.

Tale scenario non deve però essere interpretato come una sconfitta definitiva, bensì come un richiamo a una mobilitazione più pragmatica, in cui la tutela dell’ambiente diventi sinonimo di sicurezza economica e benessere sociale.


Nonostante le difficoltà, c’è ancora tempo per agire: il futuro del clima è, in larga parte, nelle nostre mani.




 
 
 

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