Individuato un nuovo enzima capace di "mangiare" la plastica in tempi record

Il super-enzima sviluppato i ricercatori dell'università di Portsmouth e del National Renewable Energy Laboratory (NREL) consente di dimezzare la tempistica di scomposizione del PET rispetto alle soluzioni standard esistenti.



Il nuovo enzima è stato creato sulla base di quello individuato dall'azienda Carbios. Come sottolineato in un precedente articolo, infatti, l'azienda Carbios, aveva individuato un enzima batterico in un compost di foglie, in grado di degradare la plastica e di ottenere un nuovo materiale riciclato dalle caratteristiche non inferiori rispetto al materiale originale.

In particolare, l'enzima, è in grado di scomporre (al 90%) una tonnellata di bottiglie di plastica in 10 ore.

La plastica ottenuta biologicamente avrebbe le stesse caratteristiche rispetto alla plastica realizzata con i metodi tradizionali.


Sulla base di ciò i ricercatori dell'Università di Portsmouth e del National Renewable Energy Laboratory (NREL) sono stati capaci di individuare una soluzione ancora più rapida ed efficace per affrontare la problematica dello smaltimento dei rifiuti di plastica.

Combinando l'enzima dell'azienda Carbios chiamato PETase con il MHETase è stato possibile migliorare i risultati ottenuti dall'enzima tradizionale, dimezzando ulteriormente i tempi di scomposizione.

La scoperta ha motivato ulteriormente i ricercatori che affermano di poter individuare ulteriori miglioramenti nei processi di scomposizione della plastica.

Infatti, dopo la grande scoperta dell'azienda Carbios, è stato comunque possibile, in un arco di tempo ristretto, effettuare importanti passi in avanti nella ricerca per migliorare le prestazioni dell'enzima.


La ricerca di una nuova soluzione così efficace e la volontà di individuare nuove strade al fine di migliorarla ulteriormente, ci consente di affrontare il problema dei rifiuti di plastica con maggiore ottimismo e con la consapevolezza che esistono strumenti validi in grado di arginare l'inquinamento che, purtroppo, sta compromettendo gli ecosistemi marini e non solo.


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