• Claudio Ventura

Gli scarti di produzione: da rifiuti a risorse preziose e sostenibili

Il modello economico circolare consente di recuperare scarti e rifiuti di produzione trasformandoli in risorse sostenibili da un punto di vista economico e ambientale. Diverse aziende come: Orange Fiber, Vegea, Ley - Circular Food hanno fondato il loro business sulla simbiosi industriale e, di conseguenza, sulla valorizzazione degli scarti dell'industria agroalimentare.



La simbiosi industriale e l'economia circolare


Nei prossimi anni, si prevede un forte aumento della popolazione globale e una decisa crescita della domanda di beni e, di conseguenza, del consumo di risorse estratte dalla natura.


Per poter soddisfare la futura domanda di beni e servizi della popolazione, riducendo allo stesso tempo la pressione sugli ecosistemi naturali, è necessario

applicare i principi dell'economia circolare in modo tale da minimizzare le emissioni inquinanti, il consumo di materiali e di risorse idriche ed energetiche.


A tal proposito, la simbiosi industriale è uno dei principali strumenti dell'economia circolare. La simbiosi coinvolge entità tradizionalmente separate tra loro, incentivando e favorendo lo scambio di flussi fisici di materiali, energia, acqua, sottoprodotti e conoscenza/informazioni.


In altre parole gli scarti di un'azienda diventano nuove risorse per un'altra impresa.


La simbiosi industriale garantisce vantaggi economici e ambientali, come sottolineato in un articolo precedente.

Ipotizzando di avere due aziende: impresa A e impresa B, implementando la simbiosi industriale lo scarto dell'impresa A viene spedito all'impresa B, ed andrà a sostituire le materie prime vergini che normalmente verrebbero estratte dalla natura ed acquistate dai fornitori tradizionali.


Il risultato? L'impresa A non smaltirà lo scarto in discarica e l'impresa B, non acquisterà input estratti direttamente dagli ecosistemi naturali.


Negli ultimi anni sono diverse le aziende che hanno fondato il loro business sulla simbiosi industriale.

In questo articolo ci concentreremo su 3 casi di studio di aziende che hanno valorizzato scarti dell'industria agroalimentare per realizzare nuovi prodotti.


Orange Fiber: la prima azienda al mondo in grado di produrre tessuti dalle arance


Orange Fiber è la prima azienda al mondo a produrre tessuti sostenibili a partire dai sottoprodotti dell'industria di trasformazione degli agrumi attraverso un innovativo processo brevettato nel 2014 in Italia ed esteso successivamente nei principali paesi produttori di succhi di agrumi in tutto il mondo.


In particolare, il tessuto viene realizzato a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi e che non può più essere utilizzato ma solo gettato via come un rifiuto.


Grazie al processo brevettato dall'azienda, Orange Fiber è in grado di sfruttare le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi, trasformando così uno scarto industriale in un materiale di altissima qualità per la moda.


Considerando che ogni anno sono prodotte in Italia circa 700000 tonnellate di sottoprodotto agrumicolo, il progetto di Orange Fiber rappresenta un modello sostenibile e redditizio di valorizzazione degli scarti della arance, attraverso la produzione di un tessuto sostenibile e di qualità.


Vegea: il tessuto ottenuto dalla vinaccia


Vegea, nasce nel 2016 a Milano, con l'obiettivo di favorire l'integrazione tra chimica e agricoltura attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti ecosostenibili.


L'azienda ha brevettato un nuovo tessuto "Vegea", realizzato dall'omonima società, prodotto utilizzando materie prime vegetali, materiali riciclati e polimeri a base biologica.


In particolare, valorizzando la vinaccia, composta da bucce, raspi e semi scartati durante la produzione del vino. l'azienda è in grado di realizzare il tessuto senza impiegare solventi tossici, metalli pesanti e sostanze pericolose per l'uomo e l'ambiente.


Il tessuto Vegea rappresenta una rivoluzione green e cruelty-free nel mondo della moda e della pelletteria.


Questo nuovo materiale, infatti, presenta caratteristiche e proprietà simili a quelle della pelle di derivazione animale, risultando, allo stesso più sostenibile e meno impattante.


Ley: la farina ottenuta dalle trebbie


Ley® è un marchio di Circular Food, azienda che ha come obiettivo quello di trasformare materie di scarto in prodotti alimentari sani e gustosi.


L'azienda produce una farina ottenuta dagli scarti della birra, ovvero le trebbie umide, costituite da malto d’orzo fermentato.


Il processo prevede l'essicazione della trebbia e la successiva macinazione della stessa, con l'obiettivo di ottenere una eccellente farina utilizzabile per produrre pane, biscotti, pizza e pasta.


Il processo di produzione circolare della farina a partire dalla trebbia, consente di supportare i birrifici nella gestione del fine vita del residuo di lavorazione, evitando il costo di smaltimento per le aziende.