• Claudio Ventura

Economia circolare e open innovation: verso un nuovo paradigma di sviluppo economico ed industriale

Aggiornamento: 29 ago

L'economia circolare rappresenta un nuovo modo di fare business, più profittevole ed etico, che si allontana dal tradizionale modello lineare "take-make-use-dispose". Ma come possiamo diffondere la cultura del "circolare"? Uno degli strumenti più validi che consentono una simile transizione è l'open innovation: scopriamo insieme di cosa si tratta.



I problemi ambientali che quotidianamente ci ritroviamo ad affrontare, sia a livello globale, che locale, sono stati generati dal modello economico lineare, "take-make-use-dispose".

L'approccio della sostenibilità, fondato sulla logica della riduzione, del riciclo e della gestione dei rifiuti, consente di mitigare tali effetti e di rallentarne la velocità, ma non agisce sulla causa dei problemi.

L'approccio di circolarità, invece, non mitiga i problemi ambientali ma agisce sulle cause che li generano eliminandole alla fonte. Tale approccio si fonda sul logica rethink-reuse-regenerative.

Secondo la Ellen MacArthur Foundation, l'economia circolare si fonda su 3 principi:

  • Progettazione a zero rifiuti e zero emissioni (eliminazione dei rifiuti e non riduzione);

  • Mantenimento in uso di prodotti e materiali (estensione della vita utile);

  • Rigenerazione dei sistemi naturali.

L'economia circolare mira a slegare lo sviluppo economico di imprese e territori dal consumo di risorse naturali finite. Ciò è possibile ripensando e riprogettando prodotti, servizi e processi. Ad esempio, mediante il design circolare, è possibile realizzare prodotti facilmente disassemblabili e, di conseguenza, riutilizzabili.


Per poter consentire una transizione dall'economia lineare all'economia circolare la collaborazione, la condivisione e le sinergie rappresentano gli strumenti utili, se non essenziali, per raggiungere un simile traguardo.

A differenza dell'innovazione chiusa, l'open innovation si basa su attività di ricerca e sviluppo interne, ma anche esterne, mediante collaborazioni con start-up, enti di ricerca ed università.

Dopotutto la transizione verso il circolare richiede competenze multidisciplinari che non sempre sono presenti all'interno di un'organizzazione.

L'open innovation consente di ridurre il time-to-market ma anche i costi di ricerca e sviluppo ed i rischi dell'innovazione. In questo modo l'azienda può rafforzare il proprio vantaggio competitivo, migliorare l'immagine del proprio brand, sperimentare nuove idee, mantenere i dipendenti sempre motivati, avendo la possibilità di accedere a tecnologie, talenti, conoscenze e competenze, inaccessibili con la closed innovation.

La creazione di collaborazioni, sinergie e di simbiosi industriale, renderebbe possibile il passaggio da un'economia fondata sulla competizione ad un modello economico più collaborativo.

La parola chiave è dunque condivisione. Condivisione di conoscenze, competenze, tecnologie, materiali, risorse, energia, per arrivare a dei risultati che da sola, la singola impresa, non sarebbe in grado di raggiungere.