L’Eni e l’educazione ambientale nelle scuole: un ridicolo paradosso

Aggiornato il: feb 28

Dal prossimo anno la sostenibilità ambientale sarà uno dei temi principali nelle ore scolastiche dedicate all’educazione civica. Per questo motivo, è stato sottoscritto un accordo tra Eni e l’Associazione Nazionale Presidi (AnP)per formare i docenti di ogni ordine e grado su 4 temi: cambiamento climatico, efficienza energetica, rifiuti e bonifiche ambientali.



No non è una battuta, né uno scherzo di cattivo gusto.


Le nuove generazioni rappresentano l’ultima speranza per cercare di rimediare agli errori del passato e, purtroppo, anche del presente.


Per questa ragione, affidare all’Eni la formazione dei docenti che a loro volta formeranno i nuovi studenti è una scelta priva di buon senso. Perché?


Il motivo è semplice, quasi banale.


L’ENI rappresenta una delle maggiori realtà internazionali per produzione di petrolio e gas. Gli investimenti per le energie rinnovabili sono ridicole rispetto ai fondi dedicati alle fonti energetiche non rinnovabili.

La multinazionale, quindi, è considerabile come uno dei principali alleati del cambiamento climatico.


Come se non bastasse l’azienda è stata accusata di disastri ambientali e di pubblicità ingannevole.

Per quest’ultima accusa, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ha recentemente multato la multinazionale con una sanzione di 5 milioni di euro per aver attribuito al prodotto Eni Diesel+ dei vantaggi ambientali che, al momento, non sono risultati fondati.


Mentre per la prima accusa di disastro ambientale, ricordiamo la vicenda del Centro Oli della Val d’Angri (COVA) a Viggiano, in provincia di Potenza.

Secondo la procura di Potenza, nel 2017, ci fu uno sversamento superiore alle 400 tonnellate di petrolio (stimate da Eni), che contaminò 26000 metri quadrati di suolo e sottosuolo. Nonostante le bonifiche realizzate, non è del tutto chiaro il danno ambientale e sanitario provocato dal disastro.


Per questi motivi l’accordo deve essere rivisto. La logica del profitto non può e non deve entrare nel mondo dell'istruzione. Un'istruzione che può essere la base per formare cittadini e consumatori etici e responsabili che potranno, in futuro, fare la differenza.

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