Coronavirus: cosa ne sarà delle politiche ambientali?

Aggiornato il: giu 13

A causa del grave contraccolpo economico come reagiranno gli Stati in seguito all'emergenza Coronavirus? Si opterà per un rafforzamento o per un indebolimento delle politiche ambientali?



Al termine dell’emergenza i governi saranno posti dinanzi ad un bivio. Ritornare ad un modello di sviluppo tradizionale oppure optare per un modello sostenibile?


Per limitare gli effetti negativi sull’economia, purtoppo, gli Stati Uniti d’America, hanno optato per la sospensione delle multe in caso di violazione delle politiche ambientali da parte delle loro società, che, quindi, potranno inquinare senza subire alcuna sanzione (https://www.phyuture.com/post/negli-usa-durante-la-pandemia-di-coronavirus-stop-alle-sanzioni-per-chi-viola-le-leggi-ambientali).


In queste settimane e nei mesi successivi si deve evitare che questo accada anche in Europa e nel resto del mondo.


In che modo?


Secondo il nostro Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ad esempio, si deve cercare di non ritornare al modello tradizionale di sviluppo, ma, ad emergenza finita, concentrare gli investimenti su uno sviluppo sostenibile, potrebbe garantire dai 3 ai 5 posti di lavoro in più rispetto al modello pre-Covid.


Bisogna anche considerare, tuttavia, un ulteriore aspetto, ossia quello della fragilità dell’economia mondiale e dei pilastri alla base della globalizzazione, che sono stati messi in crisi dalla pandemia.


Dalla debolezza del sistema economico e produttivo mondiale, si potrebbero creare nuove e diverse opportunità di sviluppo.

Per esempio, se non sarà più possibile dipendere totalmente dalla produzione di altri Paesi, si potrebbero rafforzare i tentativi di autosufficienza economica ed energetica nazionale, puntando maggiormente sulle energie rinnovabili e limitando gli investimenti sulle risorse energetiche tradizionali.


Manovre di questo genere comporterebbero importanti investimenti, ma potrebbero rivelarsi fondamentali per affrontare emergenze, come una pandemia.


Pensare, infatti, ad un’economia o ad un modello di sviluppo capace di sostenere anche situazioni di emergenza in cui non è possibile avere intensi rapporti commerciali con Paesi estremamente distanti, potrebbe essere una soluzione per evitare di compromettere l’economia di aziende ed interi Stati.


Le politiche ambientali, dunque, saranno in un modo o nell’altro il fulcro dei futuri tentativi di ripresa dell’economia globale.


L’alleggerimento delle politiche in favore dell’ambiente potrebbero provocare un importante aumento dell’inquinamento in tutto il mondo, andando a compromettere un bilancio già estremamente negativo (8 milioni di decessi annuali in tutto il mondo a causa delle emissioni inquinanti).


Mentre il rafforzamento delle normative a tutela dell’ambiente potrebbero garantire nuovi posti di lavoro, il miglioramento della qualità della vita ed una maggiore indipendenza energetica sfruttando le risorse rinnovabili.


Tutto dipenderà da come si utilizzeranno i fondi che saranno messi a disposizione per l’emergenza Coronavirus.

La speranza è che dagli errori di un sistema economico così fragile, possano nascere nuove soluzioni dettate dal buon senso e da una mentalità proiettata non più verso il passato, ma verso un futuro più sostenibile e produttivo per tutti.

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